La fatica di chiamarlo golpe

Questo certamente non è un colpo di stato”, diceva un portavoce dell’esercito thailandese mentre i militari occupavano le sedi delle televisioni, circondavano il quartier generale della polizia e imponevano la legge marziale sul paese senza consultare il governo. Il dipartimento di stato americano ha subito confermato la versione dei militari: non si tratta propriamente di un colpo di stato, perché “l’introduzione della legge marziale è prevista dalla Costituzione thailandese” e comunque si tratta soltanto di misure “temporanee” messe in atto dall’esercito.
11 AGO 20
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Questo certamente non è un colpo di stato”, diceva un portavoce dell’esercito thailandese mentre i militari occupavano le sedi delle televisioni, circondavano il quartier generale della polizia e imponevano la legge marziale sul paese senza consultare il governo. Il dipartimento di stato americano ha subito confermato la versione dei militari: non si tratta propriamente di un colpo di stato, perché “l’introduzione della legge marziale è prevista dalla Costituzione thailandese” e comunque si tratta soltanto di misure “temporanee” messe in atto dall’esercito. Per chiamarlo golpe serve molto di più, dicono gli uomini di Obama. Ci vuole, ad esempio, un esercito irregolare che con la forza occupa il Parlamento. Quando poi un esercito irregolare effettivamente occupa il Parlamento, com’è successo in Libia, a Washington proprio non ce la fanno a chiamarlo golpe, e cercano nella semiotica della diplomazia lemmi inusitati per evitare di impegnarsi con una definizione troppo carica di [**Video_box_2**]conseguenze. La reticenza americana sul golpe ha raggiunto i suoi peggiori fasti lo scorso anno, quando in Egitto il generale Abdel Fattah al Sisi alla testa dell’esercito ha detronizzato con la forza (e messo in carcere) il presidente eletto Mohammed Morsi. John Kerry allora ha detto che l’esercito stava “restaurando la democrazia”, espressione che gli è costata un mare di polemiche e successivi aggiustamenti del tiro, ma ha ottenuto lo scopo fondamentale: evitare la pericolosa definizione di golpe, che implica automaticamente l’interruzione degli aiuti economici al paese nelle mani dei golpisti. Il Cremlino è solerte a bollare come colpo di stato la sollevazione popolare che ha costretto Yanukovich alla fuga, la Casa Bianca invece tituba, prende tempo, si appella a cavilli legali anche se ci sono i carri armati in piazza e un intero governo in manette. Intanto non lo chiamano golpe, poi si vedrà.